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Pleased to meet you“… ma contro i sentimenti siamo disarmati, poiché esistono e basta e sfuggono a qualunque censura. Possiamo rimproverarci un gesto, una frase, ma non un sentimento: su di esso non abbiamo alcun potere.”
Milan Kundera - L’identità
Non ho mai letto questo libro, come d’altra parte tanti altri di Kundera che mi sono ripromessa di leggere, non so quindi il contesto di questa frase eppure è da qualche settimana che ci rifletto sopra.
Come al solito Kundera spara le sue verità e fa centro. Io ho spesso creduto di avere pieno controllo sui miei sentimenti. Spesso è stato forse il mio solo immenso orgoglio a salvarmi. In effetti però non sò fino a che punto abbia davvero potere su di essi. Quando conosco una persona nuova, che potenzialmente mi sembra interessante, ho sempre paura che mi deluda, che faccia/dica/sia un qualcosa che non mi piace, che mi allontani da lui/lei, perchè so che scatterebbe un meccanismo che la inserirebbe irrimediabilmente in una specie di black list emotiva da cui mi sarebbe quasi sempre impossibile rimuoverla.
E’ già capitato e continua a capitarmi. Alcune volte è cosa repentina e veloce. Soprattutto se capita nei primissimi tempi in cui ci si conosce. Ed è abbastanza indolore. Alcune volte invece capita dopo un po’ di tempo, solitamente dopo che ho scoperto alcuni lati di quella persona che mi affascinano, che mi hanno dato qualcosa, che mi fanno pensare “diamine! è stata una fortuna conoscerti!”. Ed è in questo momento che la scoperta di quel neo di quella persona che proprio non mi va giù è dolorosa. Perchè putroppo intacca tutto il resto e mi allontana irreparabilmente. Pensandoci bene, ognitanto, mi sorge il dubbio che quel neo io lo veda fin dall’inizio ma che faccia finta di non notarlo, nella speranza che vengano fuori delle qualità così abbaglianti da renderlo quasi invisibile. Anche se spesso mi dico il contrario, mi aspetto sempre del buono dalle persone, se fatico a trovarlo con una prima occhiata lo cerco, sotto sotto, perchè mi è difficile arrendermi all’idea che in una persona non ci sia niente per cui vada la pena conoscerla. Ahimè anche in questo sono stata smentita, parecchie volte, magari non così tante come do a credere ma comunque troppe rispetto a quelle che pensavo. Così capita che da un momento all’altro scatti qualcosa dentro di me che non mi fa più vedere quella persona davanti a me come prima. E non posso farci assolutamente niente. Con il tempo ho capito che questa sorta di interruttore che scatta dentro ci ha visto bene quasi tutte le volte. Quello che razionalmente magari mi rifiuto di accettare me lo si sbatte in faccia senza possibilità di temporeggiare o replicare. E’ così e basta … il brutto arriva quando poi questa cosa la si deve far capire all’altra persona… E capita poi che questo interruttore, invece di spegnersi, si accenda a tradimento. E i casini non sono minori.
Solitamente accade quando meno lo vorresti, quando meno te lo aspetti. Nel periodo in cui ti ripeti che hai solo bisogno di pensare a te stessa, senza complicazioni di sorta ti ritrovi fra le mani qualcosa che si smuove dentro, come un animale che vuole uscire dalla gabbia che non sai come tenere a bada. E la cosa si complica subito, perchè sotto sotto, quella bestiaccia che si dimena lì dentro, ti piace, un po’ te la coccoli ma hai paura a tirarla fuori perchè non sai che potrebbe combinare. Solitamente, non resistendo, tendo a farla uscire ma con uno di quei guinzagli allungabili, nella speranza di poter all’occorrenza frenarla ma il più delle volte questa strana bestiolina tira tira fino ad andare per le sue senza padrone. Solo poche volte sono riuscita a tenerla sotto chiave. on air: Hate Gibson - Dance me to the end of love Comments (1)
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