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Start coolerGià. Visto che il termostato continuava a rompersi, stanca, decisi di portarlo a riparare, ma mi dissero che era tutto perfettamente funzionante. Continuava a bloccarsi però, e decisi allora di cambiarlo e risolvere il problema a monte, ma nessuno sembrava avere pezzi di ricambio, mi dissero che sono di un modello troppo vecchio, di quelli prodotti in serie limitata, ormai non più in commercio. Mi consigliarono di provare a capire cosa lo facesse smettere di raffreddare, un abbassamento di tensione forse, magari non era il termostato ad essere guasto, magari il problema derivava da altro, la presa di corrente, la corrente stessa. Cominciai così ad indagare sulle possibili cause. Iniziai le indagini, scocciata, ma fui presto sorpresa nello scoprire che il problema era sempre stato sotto ai miei occhi. Bastava aprirli gli occhi, bastava accorgersi che il problema era che lo avevo riempito troppo, davvero troppo. Bastava solo accorgersene, prenderne coscienza e svuotarlo e non ostinarsi a riempirlo come invece continuavo a fare. Lo riempivo giornalmente, componevo degli incastri assurdi, da far inorridire i migliori giocatori di tetris, per farci stare dentro tutto, per farci stare dentro tutti quei sentimenti e risentimenti vari che non volevo ancora consumare. Così li congelavo dicendomi che un giorno li avrei tirati fuori e cucinati ben benino, magari un giorno. Un giorno ma non adesso. Il freezer da tempo aveva già raggiunto la capacità massima di contenimento e quindi il termostato cominciava a non reggere più la temperatura, andava in blocco e mi obbligava di tanto in tanto a tirar fuori qualcosa. Dopo un po’ riprendeva a funzionare ma io quello che avevo tirato fuori non lo consumavo mai, lo sistemavo provvisoriamente in delle borse frigo, raramente capitava che ne assaggiassi un pezzettino, ma il resto, appena il freezer riprendeva il suo funzionamento a regime lo rialbergavo di nuovo all’interno. Così ben presto ricapitava che tutto riandasse di nuovo in blocco. Dovetti decidermi a smetterla, Dovetti decidermi a staccare la presa dall’alimentazione. Dovetti decidermi a svuotarlo interamente. Così decisi. Così mi riempii le mani di quel groviglio congelato, mi sedetti a tavola e l’osservai sciogliesi tra le mie mani. Lo sentivo gocciolarmi addosso ma nessun brivido attraversava la mia pelle e trovavo fosse strano. Lo sentivo attraversare i miei respiri ma nessun colore risaltava alla mia vista e trovavo fosse oltremodo indegno. Mi sentivo tradita dalle mie stesse carni. Così ci affondai persino le mani, sperando che almeno quello di senso avrebbe dato una qualche risposta ma sentivo tutto dissolversi tra le mie dita e mi accorsi che quei sentimenti, allungo serbati, avevano perso di consistenza, di essi non ne era rimasto che l’involucro a far volume. L’osservavo tra le mie mani ormai caldo e ossevandolo mi sembrava somigliasse ad una noce dal guscio durissimo ma con all’interno solo il residuo del seme marcio. Non mi restò che accettare che era davvero tutto finito, non mi resto che buttare via tutto, anche un po’ a malincuore forse. Non mi restò che ripulire tutto respirando fiduciosa, non mi restò che riattaccare la presa all’alimentazione e ricollegarmi alla vita. on air: Mina - l'amore viene e se ne va
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