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    Ragionevolissimevolmente

    "La cosa importante è la memoria degli errori, che ci consente di non commettere sempre gli stessi."
    José Ortega y Gasset
     
    Ragionavamo oggi sulle lezioni di vita. Ragionavamo circa quelle brutte storie dalle quali alla fine trai consolazione dicendoti: col cavolo che ci ricado... vale per la prossima! E ragionavamo anche su come puntualmente pare ci riaccadano karmicamente situazioni inverosimilmente simili davanti alle quali non puoi che cadere nella trappola del confronto barricandoti dietro scudi ripetendoti che errare è umano e perseverare è diabolico e che sta volta, no, non ci ricadi, assolutamente no.
     
    Ma ragionandoci meglio ci capitò di pensare anche a tutte quelle volte in cui siamo state noi a subirci le conseguenze degli errori di chi la terra l'aveva bruciata prima del nostro passaggio e ragionandoci ci ricordammo anche di quanto trovammo fosse ingiusto.
    E dicendocela tutta considerammo anche che nella vita nessuno di noi è sempre e solo stata vittima. Una volta almeno e spesso il più delle volte, carnefici lo siamo stati tutti. E ricordai di quante volte mi ritrovai io col coltello dalla parte del manico. Di quante volte, pur non volendolo, la malaparte toccò a me interpretarla.
     
    Mi chiesi quindi: Ma non è che in tutta questa storia stia pesando 100 grammi come fossero 100 kili? Non è che forse stia asciugandomi da qualche goccia di pioggia come se ad inondarmi fosse stato un acquazzone? Non è che gliela stia facendo pagare per un errore che, si, senza dubbio ha commesso, ma con l'aggravante delle pene di chi, precedentemente, le proprie di colpe non le avesse scontate fino infondo?
     
    Ragionavamo, e leggendo quel monologo, cui il mio immenso orgoglio dettò di non rispondere, mi accorsi di quanto in realtà volessi farlo e di quanto in realtà non ne fossi minimamente capace pur sapendo esattamente cosa il mio cuore avrebbe dettato.
    Ci ragionavamo, e ascoltando in macchina la stessa canzone che mi accompagna adesso scrivendo, mi sembrò di sentire la sua voce, il suo cuore parlarmi.
     
    Ma ragionandoci meglio ancora adesso, post serata Martini, mi rendo conto che alla fine dei conti altro non stiamo facendo che fuggendoci vicendevolmente e che in realtà, la codardia che riconosco nelle sue scelte e la prudenza che riconosco in quelle mie di scelte, altre non sono che la stessa fottuta paura da entrambe le parti di commettere ancora una volta l'errore di legarsi, annullarsi, perdersi e non ritrovarsi se non ancora una volta falliti e con le ossa rotte.
     
    "Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio."
     Samuel Beckett
     
    on air: G. Panceri - di Te
     

    Perdendoti, Annegandomi

    La compagnia di un buon vino, tra amiche, conoscenti. L'allegria e il calore di un San Martino, tra gente allegra e rumorosa dall'aroma di famiglia e nella mente comunque sempre quelle note, nella mente comunque sempre quelle parole. Nonostrante il vociare ancora il suo silenzio, la sua assenza e distanza, a nutrire ed ingrassare le mie convinzioni.
    Riempio un altro calice, allontano il pensiero, lo scaccio. Riempio i respiri di un nuovo profumo avvicinandolo lentamente alle labbra cercando di coprire il ricordo di quell'odore. Riempio il palato di buon vino, adesso sola, cercando di scordare quel retrogusto amaro che quell'illusione ha lasciato nelle mie aspirazioni.
     
    on air: Neffa - Ti perderò
     

    Considerazione

    "Quando ti butti nel primo appuntamento al buio, dopo un decennio, è fondamentale avere l'atteggiamento giusto..
    Sperare per il meglio..prepararsi al peggio.. E chissà.. potresti essere piacevolmente sorpresa! Oppure no!
     
    La gente va al casinò per lo stesso motivo per cui va agli appuntamenti al buio.. speri di sbancare il tavolo!
    Ma la maggior parte delle volte finisci rovinato, o da solo in un bar.
    Se sappiamo che il banco vince sempre... Perchè giocare?"
     
    on air: Gerardina Trovato - Chissà

    Replay

    A volte ti capita di andare al cinema, mossa dalle ottime recensioni di amici e critici e di chiederti, trovandoti in totale disaccordo con le opinioni sentite, a controllare biglietto e numero della sala nel timore di essere entrata in quella sbagliata. Controlli e ti accorgi che la sala è proprio quella giusta.
    Alternativa uno, andare via, alternativa due, continuare a guardarlo con la speranza che possa farti cambiare idea. Così, da falsissima ottimista quale tenti di essere, resti seduta, sbadigliando, divenendo irrequieta e un pò indispettita, concludendo che di quel film non c'era nulla ma davvero nulla di neanche sufficientemente recensibile.
     
    Ti capita a volte, poi, di rivedere uno spezzone di quello stesso film, magari facendo zapping la sera davanti alla tv e di sapere con assoluta certezza che se anche fosse l'unico canale disponibile, mai te lo risorbiresti exnovo, neanche legata alla poltrona.  
     
    Ecco, stessa sensazione, identica, quella di venerdì. Ecco, stessa senzione, identica quella di stasera.
    Io di queste seconde visioni, grazie tante, ne faccio volentieri a meno.
     
    on air: Tricarico - Vita tranquilla
     

    Redirecting

    Ancora troppo mia per essere tua, ancora troppo sua per essere mia. Troppo connesse tra loro le emozioni, troppo sconnesse però le reazioni. In un tempo assolutamente piccolo lungo una strada lunga e sterrata, tra distanze reali e vicinanze virtuali, conseguono pensieri, tra storie di ieri e di domani, tra storie che sono tue e storie che sono solo mie e storie che sanno di noi seppur del noi non ci si possa in realtà neanche dare. Conseguono parole, dette, non dette, scritte e sottointese. Conseguono speranza e illusioni. Consegue, sta notte, la mia immensa prudenza sulla tua apparente convinzione.

    on air: Tanita Tikaram - I might be crying

    Coming back home

    Al rientro da questo viaggio a Milano riporto a casa con me la mia nuova cucina di Ikea e una domanda.
     
    Se è vero quel che si dice, ovvero che il rapporto di una figlia con il padre è il modello di tutti i suoi rapporti successivi, alla fine, un non modello di un padre, quanto ti modella?
     
    on air: Cat Stevens - Wild Word
     

    Un colpo di vento

    Ogni tanto ho la sensazione che qualcuno o qualcosa metta mano ad un interruttore nascosto da qualche parte dentro di me e in quel momento mi cambia l’intera giornata.
     
    Ma capita ognitanto che non ce la fai a far venire tutto fuori o che non puoi farlo … e te ne vai a dormire annusando nell’aria gli ultimi scampoli di quel vento fresco e leggero, con la sensazione sotto la pelle di un bacio a fior di labbra non dato ed una notte troppo corta fra le mani…

     

    On air: Guns n’roses - Since I don’t have you

    Start cooler

    Già. Visto che il termostato continuava a rompersi, stanca, decisi di portarlo a riparare, ma mi dissero che era tutto perfettamente funzionante.

    Continuava a bloccarsi però, e decisi allora di cambiarlo e risolvere il problema a monte, ma nessuno sembrava avere pezzi di ricambio, mi dissero che sono di un modello troppo vecchio, di quelli prodotti in serie limitata, ormai non più in commercio.

    Mi consigliarono di provare a capire cosa lo facesse smettere di raffreddare, un abbassamento di tensione forse, magari non era il termostato ad essere guasto, magari il problema derivava da altro, la presa di corrente, la corrente stessa. Cominciai così ad indagare sulle possibili cause.

    Iniziai le indagini, scocciata, ma fui presto sorpresa nello scoprire che il problema era sempre stato sotto ai miei occhi. Bastava aprirli gli occhi, bastava accorgersi che il problema era che lo avevo riempito troppo, davvero troppo. Bastava solo accorgersene, prenderne coscienza e svuotarlo e non ostinarsi a riempirlo come invece continuavo a fare.

    Lo riempivo giornalmente, componevo degli incastri assurdi, da far inorridire i migliori giocatori di tetris, per farci stare dentro tutto, per farci stare dentro tutti quei sentimenti e risentimenti vari che non volevo ancora consumare. Così li congelavo dicendomi che un giorno li avrei tirati fuori e cucinati ben benino, magari un giorno. Un giorno ma non adesso.

    Il freezer da tempo aveva già raggiunto la capacità massima di contenimento e quindi il termostato cominciava a non reggere più la temperatura, andava in blocco e mi obbligava di tanto in tanto a tirar fuori qualcosa. 

    Dopo un po’ riprendeva a funzionare ma io quello che avevo tirato fuori non lo consumavo mai, lo sistemavo provvisoriamente in delle borse frigo, raramente capitava che ne assaggiassi un pezzettino, ma il resto, appena il freezer riprendeva il suo funzionamento a regime lo rialbergavo di nuovo all’interno.  Così ben presto ricapitava che tutto riandasse di nuovo in blocco.

    Dovetti decidermi a smetterla, Dovetti decidermi a staccare la presa dall’alimentazione. Dovetti decidermi a svuotarlo interamente.

    Così decisi. Così mi riempii le mani di quel groviglio congelato, mi sedetti a tavola e l’osservai sciogliesi tra le mie mani.

    Lo sentivo gocciolarmi addosso ma nessun brivido attraversava la mia pelle e trovavo fosse strano.

    Lo sentivo attraversare i miei respiri ma nessun colore risaltava alla mia vista e trovavo fosse oltremodo indegno. Mi sentivo tradita dalle mie stesse carni.

    Così ci affondai persino le mani, sperando che almeno quello di senso avrebbe dato una qualche risposta ma sentivo tutto dissolversi tra le mie dita e mi accorsi che quei sentimenti, allungo serbati, avevano perso di consistenza, di essi non ne era rimasto che  l’involucro a far volume.

    L’osservavo tra le mie mani ormai caldo e ossevandolo mi sembrava somigliasse ad una noce dal guscio durissimo ma con all’interno solo il residuo del seme marcio.

    Non mi restò che accettare che era davvero tutto finito, non mi resto che buttare via tutto, anche un po’ a malincuore forse. Non mi restò che ripulire tutto respirando fiduciosa, non mi restò che riattaccare la presa all’alimentazione e ricollegarmi alla vita.

    on air: Mina - l'amore viene e se ne va

     

    Freezing out

    A volte, all'improvviso torna. Il termostato a tradimento si rompe e quel torrido caldo torna a far grondare i miei occhi d'amore. Di quel amore, amore amaro di cui ancora nonostante il tempo non sò scordarne il sapore.
     
    on air: Gerardina Trovato - Una storia già finita
     
     

    Gli occhi fanno quel che possono, niente meno, niente più. ma alle volte non sarebbe anche meglio tapparseli?

    Ho dovuto attendere che passassaro ancora dei giorni. Le parole dentro scalciavano per uscire già la sera stessa, ma, scriverne, sentivo fosse ancora prematuro e rischioso. Forse non è ancora del tutto maturo il tempo, e non del tutto metabolizzati gli umori, ma credo intercorra un confine sottile, tanto, forse troppo sottile, tra il momento utile e quello ormai inutile di trattare una data questione. Soprattutto se di questione con se stessi si tratta.

     

    Ancora, neanche a dirlo, di un venerdì si parla. Correva l’autostrada, correva l’alba, correvano le immagini e con esse le domande.

     

    Cosa c’era nascosto in quegli sguardi, quegli sguardi che fuggivano gli uni dagli altri?

    Cosa c’era i quei sorrisi e in quelle risa scambiati con chi ci circondava?

    Cosa c’era tra quelle note, in quella notte sorde, che un tempo ci legavano e ci suonavano dentro?

    Io ancora una volta spettatrice di scene già viste. Noi ancora una volta spettatori inermi. Noi neanche sta volta registi, sceneggiatori o attori teatranti di questa farsa.

    Io ancora una volta preda del nostro vissuto, noi ancora una volta preda di noi stessi, del nostro essere stati una sola cosa più nel male che nel bene.

     

    Sapete, un’autrice che amo molto, in un suo libro scrisse che il funzionamento della memoria somiglia un po' a quello del congelatore e io ritengo che mai metafora sia stata tanto calzante. Avete in mente quando tirare fuori un cibo lasciato a lungo là dentro? All'inizio è rigido come una mattonella, non ha odore, non ha sapore, è coperto da una patina bianca; appena lo mettete sul fuoco, però, piano piano riprende la sua forma, il suo colore, riempie la cucina del suo aroma. Così i ricordi tristi sonnecchiano per tanto tempo in una delle innumerevoli caverne del ricordo, stanno lì anche per anni, per decenni, per tutta una vita. Poi, un bel giorno, tornano in superficie, il dolore che li aveva accompagnati è di nuovo presente, intenso e pungente come lo era quel giorno di tanti anni fa.

    Da quel giorno sono passati due anni ma il tempo invece che esser trascorso quella notte sembrava essere tornato indietro. Gli istanti sembravano susseguirsi gli uni agli altri identicamente uguali.

    E dire che pensavo di esserne uscita assolutamente vincitrice, se pur con qualche osso rotto, ma trionfante  da ogni battaglia, anche da quelle combattute contro la mia stessa ombra. E ne ero talmente convinta da non essermi accorta che la guerra la stavamo ancora combattendo. Una guerra fredda, che ci trincerava dentro i nostri stessi silenzi e continuava  a logorarci e a condizionarci nonostante non ne fossimo o non ne volessimo essere del tutto consapevoli.

     

    C’era  forse voglia di leggersi dentro,  di chiedersi asilo l’una nell’anima altrui ancora una volta, di domandarsi tregua in quegli sguardi che fuggivano gli uni dagli altri?

    C’era forse voglia di dimostrarsi indolenti, indifferenti, voglia di non darsi importanza e di tenersi a distanza, in quei sorrisi e in quelle risa scambiati con chi ci circondava?

    C’era forse la voglia di raggiungersi e non solo con gli sguardi, e di stringersi ancora una volta in quelle note adesso sorde che un tempo ci legavano e ci suonavano dentro?

     

    In me c’era sicuramente voglia di tornare ancora una volta a quella notte di due anni fa, seppur con la certezza nel cuore che tanto non sarebbe ad oggi comunque cambiato nulla.

    In me c’era sicuramente quella dannata voglia di illudersi, come quando davanti ad uno film di cui conosco già il finale scalpito e mi arrabbio perché riguardandolo finisce sempre allo stesso modo e invece io vorrei che per una volta i protagonisti facessero una qualunque cosa di diverso così che cambiando lo svolgimento  magari possa esserci un finale più lieto.

    C'era in me ancora, malgrado tutto, quella insana voglia di poter credere che rivivendosi di nuovo, ex novo,  non sarebbe mai inesorabilmente arrivato questo maledetto giorno. Questo maledettissimo giorno di glaciazione.

     

    On air: Sliding doors

     

     

     

    Apatic mood

    E' una serata così, di quelle in cui le parole non escono, di quelli in cui i silenzi non parlano.
    Una serata in cui ogni cosa sembra non aver senso e in cui, anche le cose che un minimo di senso ce l'avevano, sembra non ce lo abbiano neanche più.
    Una serata in cui vorresti un abbraccio, un respiro sulla pelle, un odore nell'aria, i nostri film sul divano. 
    Una serata in cui il tempo sembra essersi dilatato, e le sensazioni opprimenti essersi riconcentrate...
    Una serata così, anzi, ormai è una nottata così...
    dove senti tutto il peso che ti porti addosso e neanche una scatola, rimasta vuota, dentro cui chiuderci il tutto ancora una volta.

    on air: Rino Gaetano - Ti ti Ti
     
     

    Futuro remoto: così come ai tempi fù, adesso è. Ma come ai tempi fù, potrà domani essere?

    C'è chi lo chiama segno, destino, fato, karma, coincidenza, principio di causa effetto.
    C'è chi come me non lo chiama o preferisce non chiamarlo, anche e soprattutto per comodità, ma semplicemente conservarlo dentro una scatola a colori.
    Dentro una scatola da potarsi dietro e da aprire più volte durante al giorno per scoprire e riscoprire di volta in volta la bellezza di quell'attimo, di quella sensazione ritrovata, di quella sensazione intensa ma così volatile tanto volatile che hai quasi paura di prenderla tra le mani per timore che possa dissolversi.
    Così deicidi di guardarla soltanto, respirarne l'odore, richiuderla nella scatola.
    Così smetti di vagare sognante e cominci a considerare. Consideri e senti che seppure dentro quella scatola ti ci butteresti e dentro ti ci chiuderesti, stretta solo da quello sguardo, qualcosa c'è che ti tiene salda, qualcosa c'è che ti impedisce di legarti alla sensazione data da quell'abbraccio allungo richiamato con gli occhi, qualcosa c'è che ti impedisce di crederci, di edificarci.
    Non gli dai un nome, ne racchiudi l'odore dentro la scatola colorata, di tanto in tanto ci butti dentro un'occhiata, sorridi rivivendo quell'istante, richiudi la scatola, prendi fiato e considerando ti chiedi:
    Se a una certa età tutti abbiamo avuto a che fare con storie che tornano palesemente o segretamente dal passato nei nostri pensieri, nelle nostre vite, in quale misura queste storie sono in grado di condizionare nel bene e nel male i nostri sogni per il futuro? Si può raggiungere il futuro se il passato è ancora presente?


    on air: Carmen Consoli & Patty Pravo - Pensiero stupendo


    Giulia, Luisa e la crisi.

               
    Mi chiamo Luisa e vivo a Messina.
    Ultimamente tutti parlano di crisi e anche io a dire il vero a volte ne parlo e se non lo faccio è solo perchè mi manca materialmente il tempo per perdermi in chiacchiere.
    Io non sono ottimista, affatto, ma forse è perchè io alle cose semplici preferirei quantomeno avere quelle essenziali di cose:
    Non ho la bici, figuriamoci la super macchina.
    In compenso ho una lancia Y non revisionata e pergiunta con l’assicurazione scaduta il 30 aprile.
    Non vado in vacanza perchè il mio contratto lavorativo non prevede le ferie ma anche se le prevedesse infondo non potrei neanche più andarci dalla nonna in vacanza.
    Non mangio la pizza e non mangio il sushi ma mangio spesso il panino col salame non altro che perchè mangiare il caviale guidando da un posto di lavoro, precario, all’altro, ancora più precario, mi risulterebbe un tantino più complicato.
    Non preferisco restare a casa se sono invitata ad una cena di gala e non vedo perchè dovrei rinunciarci: solitamente si mangia tanto, discretamente bene e anche soprattutto gratis.
    Non posso gustarmi il ragù della mamma. Io e la mamma non viviamo insieme ma ognuno a casa propria ed in città diverse.
    E comunque anche la mamma, come me, invece del ragù, mangia solo un panino se riesce a ritagliarsi un momento durante il lavoro.
    Non gioco a carte ma magari potrei anche fare un solitario o tentare di convincere la mia gattona ad imparare giocarci.
    “Alice che ne pensi? Pokerino?”
    Non stappo la felicità, io in genere apro il rubinetto del lavello della cucina e mi verso dell’acqua fresca.
     
    E già, la felicità a tavola non va mai in crisi!
    Ma ne siamo proprio sicuri?
     
    on air: ma il cielo è sempre più blu - Rino Gaetano



    Anima gemella

    E' stata una buona giornata quella di oggi se non per l'orticaria risultatante dal giardinaggio obbligato a cui mi sono dovuta sottoporre.
    Infestanti ortiche oramai imperavano gloriose lungo il vialetto e quasi superavano me in altezza e un indispettito nespolo in cortile, stanco della mia noncuranza, comandava raccolto oramai con aria alquanto minacciosa.
    A dire il vero, però, attraversare quella selva mi faceva sentire, ogni giorno sempre di più, impavida come il principe azzurro di Rosaspina, il che non mi dispiaceva poi così tanto, solo, magari, avrei voluto essere anche io armata di spada e non di sole abilità contorsionistiche.
    Preaboli apparte, reflexive mood quello di sta notte.
    Nel pomeriggio, appena prima dell'attività disboschiva, parlando della comune "singletudine" con un'amica, le dissi:
    "Io sono contenta di stare sola, perchè sarei scontenta di stare con la persona sbagliata".
    E a tale perla di saggezza segue conseguentemente notturna riflessione:
    Anima gemella. Due piccole parole e un unico grande concetto.
    La convinzione che qualcuno da qualche parte abbia la chiave del tuo cuore e la casa dei tuoi sogni. Tutto quello che devi fare è trovarlo. Facile no?
    E a notturna riflessione segue altrettanto conseguentemente albeggiande quesito:
    Dov'è questa persona? E se hai amato qualcuno e non ha funzionato vuol dire che non era l'anima gemella? Era solo un concorrente di questo gioco spettacolare chiamato felicemente e per sempre? E se passando gli anni passi da una casella all'altra e i concorrenti diminuiscono, diminuiscono anche le probabilità di trovare la tua anima gemella?
    Anime gemelle: realtà o strumento di tortura?

    on air: sex and more - su fox life




    Chi d'orgoglio ferisce, d'orgoglio non perisce.

    Sono sempre stata una persona molto diretta e schietta.
    Spesso capita che questa mia qualità sia ritenuta un pregio, seppur ritenga non lo sia tale sempre e assolutamente.
    Molto spesso capita che non mi renda conto di quanto le mie parole, seppur in buona fede, possano ferire.
    E quando mi capita di vedere una persona alla quale voglio bene con gli occhioni lucidi a causa di ciò che la mia sfacciata schiettezza ha fatto si che le dicessi, magari può capitare che un pò di quell'orgoglio finisca per perderlo; magari invece, può capitare che quell'orgoglio finisca per essere altresì accresciuto dalla consapevolezza di aver scelto di circondarmi di quella persona che, nonostante tutto, alla fine, seppur ferita, sa apprezzare la mia sincerità e sa farne tesoro.
    Ed io in questi giorni mi sono sentita immensamente orgogliosa.

    on air:  Bella d'Estate - Neri per Caso (Feat. Mango)




    Come acqua in vena sei e mi uccidi

    In alcune persone, meno dell’ un per cento della popolazione, le percezioni provenienti da due o più sensi si mescolano: è il caso di Mozart, che vedeva il colore delle note, assieme al loro suono.

    Ed è il caso di Lù, che vede il colore negli odori.


    In realtà, credo che tutti abbiano un legame tra i propri sistemi sensoriali, anche se non se ne è veramente coscienti.
    Questo fenomeno viene detto Sinestesia, dal greco syn= unione ed aisthesis= sensazione, quindi percepire insieme.

    Ecco, come dicevo pocanzi, nonostante la mia rinite si sia oramai cronicizzata, io ne sono, della virtù, dannatamente afflitta.


    Cosi stasera, a bagno ristoratore, seguita riflessione:

    Sarebbe forse opportuno, viste le devastanti reazioni (non allergiche, sarebbe la minor cosa) smettere di usare il mio olio da bagno preferito?

    O, visto che lo adoro letteralmente, continuare ad usarlo e violentare i miei sensi fino a quando stanchi e stremati accettino che, no, non c’è più, non ci sarà più quel corpo accanto a mio, ne di giorno, ne di notte, ne sul divano, ne sotto le lenzuola con me, ne mai più con me?
    Continuare ad usarlo comunque fino a quando quel percettivo verde acqua la smetta di inondare il mio cuore di emozioni ad ogni bagno?
    Continuare a lavarmi e voltarmi infine, ancora bagnata verso quel flacone, con il telo tra le mani e domandarmi ogni dannatissima volta, se il cuore accelererà ancora il suo battito sotto quelle note talcate o se magicamente smetterà di esserne sopraffatto?


    Cosa certa è che da oggi a nessuno permetterò di prendere l’abitudine di usare i miei odori e di renderli propri.
    Che ognuno da oggi si tenga i propri di odori, e anche i propri di bagnoschiuma, di creme, di cremine e di profumi e di deodoranti vari ed eventuali.
    Cosa certa è che da oggi, a misura cautelativa
    , vigge proibizionismo olfattivo a costo di andare in giro con una molletta sul naso.


    on air: Un passo indietro - Negramaro



    Caro diario o caro pubblico?

    Neanche stasera ho sonno… così mi sono messa di nuovo a vagare smarrita per i vicoli del web e a pensare a ruota libera.

    Questa idea del blog, nato come una sorta di diario personale online, a disposizione di tutti, mi ha fatto pensare un pò negli ultimi tempi e in effetti, negli ultimi tempi, sempre più spesso è capitato che di punto in bianco io sia sparita di scena e dacchè abituati alla quotidiana rappresentazione delle mie elucubrazioni mentali, chi mi segue, si è dovuto accontentare di pezzi sparsi, sempre meno collegati tra loro e di accadimenti non narrati e solo appena appena accennati negli umori e negli stati d'animo che vagamente, e solo i più attenti, hanno saputo intuire. E se le mie assenze da questo appuntamento, un tempo, quotidiano, si sono fatte notare, la motivazione è presto detta e di seguito esplicata.

    Pensiamo all’idea classica di diario: ecco, subito nelle menti ci appare un quaderno, un blocco (magari luchettato), tenuto gelosamente nascosto
    ad occhi e mani altrui, sul quale riversare i propri pensieri a ruota libera, senza censure, a mò di liberazione, come se quel foglio rappresentasse in un certo qual modo uno spendido wc sul quale vomitare il pasto del giorno, consumato e haimè, non digerito.
    Nessuno può giudicare, nessuno può storcere il naso, nessuno può notare un errore grammaticale o obiettare un
    particolare e personalissimo modo di vedere le cose, nessuno che possa porsi a confronto con noi, se non noi stessi.

    Il blog invece rivoluziona tutto e rende la segretezza, l'intimità, la propria vulnerabilità di dominio pubblico, un pò come fosse un altro piccolo grande fratello in larga scala.
    Se quindi ora i nostri pensieri divengono magicamente a portata di un click, alla portata di chiunque, grazie
    per esempio ad un motore di ricerca, e divengono disponibili anche alle persone con cui non vorremo condividerli e se quindi ora la segretezza della vecchia carta e penna è andata a farsi benedire, la domanda che mi pongo è: quanto siamo sinceri nei nostri blog?
    Abbiamo veramente il coraggio di scrivere tutto e dico tutto ciò che ci passa per la mente, tutto ciò che viviamo quotidianamente, che sognamo o temiamo sapendo che può essere letto, giudicato, appoggiato o denigrato dal primo che passa e soprattutto dal quel primo che non vorremo passasse mai?
    Sapere che qualcuno passerà su queste pagine e (si suppone) perderà del tempo a leggere le tue parole, non snatura almeno un pò il nostro modo di porsi?

    Quando scriviamo sui nostri piccoli, curati diari online stiamo parlando con noi stessi, stiamo tirando le conclusioni di una giornata, ripensando a fatti ed eventi, facendo solo un pò di sana auto-coscienza oppure ad ogni post prepariamo il nostro piccolo teatro per accogliere coloro che si siederanno, guarderanno, forse commenteranno e andranno via?
    Immagino che molti risponderebbero che lo fanno per un’esigenza personale, che non interessa loro niente di cosa possano pensare gli altri, se ci sono, se non ci sono… il blog è uno sfogo personale e bla bla bla...

    Ma se poi passano pochi visitatori, ci sono pochi commenti o addirittura neanche uno, non ci rimaniamo un pò male? Dunque, scriviamo davvero solo per noi stessi?
    Lo sò, esistono anche i blog privati … ma diciamocela tutta, non si perde un pò il gusto del gioco?

    on air: ancora per oggi, la volontà espressa di non narrarsi.





    Blanck

    Avevo intenzione di mettere su "carta" i mille pensieri che mi passano per la testa ma non appena penso a cosa scrivere, sembrano perdere di magia e consistenza… questa notte è una di quelle dedicate a fantasticare…
    Ma torno, eccome se torno.



    E intanto io ci vado di carbocisteina e paracetamolo...

    I sintomi sono drammaticamente chiari.
    Un respiro suadente e sexy come quello di Darth Vader, improvvisi ed incontrollabili picchi di voce acuta da eunuco che lasciano spazio ad altrettanti improvvisi ed incontrollabili momenti in cui boccheggio come un pesce senza emettere suono, risata comparabile ad una foca in agonia da soffocamento, sensazione continua e perenne di aver ingoiato un calzino e continui suggerimenti da parte di amici ed amiche di farmi assumere in qualche chatline erotica.
    Sono tutti segni chiari e decisi che devo fare qualcosa per curare questa diavolo di influenza mista a bronchite con annessa raucedine che sta velocemente sfociando in afonia (fra poco per comunicare con la gente dovrò attaccarmi al collo una lavagnetta e munirmi di gessetti…) 

    Da brava figlia del web quale sono, ho ravanato un po’ su google per trovare qualche simpatico rimedio della nonna per alleviare le mie sofferenze, in attesa che il sale di lisina monoidrato e l'acetaminofene (sperando ce la facciano senza l'ausilio dell’Amoxicillina, della quale il mio stomaco farebbe molto volentieri a meno) annientino i rhinovirus e gli streptococchi che imperano felici nelle mie vie respiratorie. (E abbiamo fatto sfoggio della cultura chimico farmaceutica acquisita in 6anni di perduta università, olè!).

     
    Ora.
    Le nostre nonne avevano un sano gusto per il sadico. Non mi spiego altrimenti perchè, per porre rimedio a tutti i malanni che si possano avere nella vita, loro abbiano sempre usato verdure e frutta fra le più schifose che il Mister Triangolo abbia messo in terra.
    Come rimedi ho trovato:
    - pere + miele (le pere non mi piacciono, solo il succo alla pera e il miele nel succo alla pera non si scioglie)
    - succo di ravanello (serve commentare?)
    - succo di cavolo + miele (quasi raggiunge l’acme della cattiveria..)
    - cipresso (???)
    - spremuta d'arancia bollita, bevuta calda (??????)

    Ora, voi miei fedeli, avete il mio destino nelle vostre mani. Devo tornare prestissimo a lavoro, mica possono fare a meno di me! (o forse sono io non posso fare a meno di andare a lavoro), comunque...
    Datemi qualche consiglio (non così schifoso, please) per farmi ritrovare la voce perduta o almeno regalatemi una bella lavagnetta :( (o un video telefono, che è meglio!)

    'TV Dinner'