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Perdendoti, AnnegandomiLa compagnia di un buon vino, tra amiche, conoscenti. L'allegria e il calore di un San Martino, tra gente allegra e rumorosa dall'aroma di famiglia e nella mente comunque sempre quelle note, nella mente comunque sempre quelle parole. Nonostrante il vociare ancora il suo silenzio, la sua assenza e distanza, a nutrire ed ingrassare le mie convinzioni.
Riempio un altro calice, allontano il pensiero, lo scaccio. Riempio i respiri di un nuovo profumo avvicinandolo lentamente alle labbra cercando di coprire il ricordo di quell'odore. Riempio il palato di buon vino, adesso sola, cercando di scordare quel retrogusto amaro che quell'illusione ha lasciato nelle mie aspirazioni.
on air: Neffa - Ti perderò
ReplayA volte ti capita di andare al cinema, mossa dalle ottime recensioni di amici e critici e di chiederti, trovandoti in totale disaccordo con le opinioni sentite, a controllare biglietto e numero della sala nel timore di essere entrata in quella sbagliata. Controlli e ti accorgi che la sala è proprio quella giusta.
Alternativa uno, andare via, alternativa due, continuare a guardarlo con la speranza che possa farti cambiare idea. Così, da falsissima ottimista quale tenti di essere, resti seduta, sbadigliando, divenendo irrequieta e un pò indispettita, concludendo che di quel film non c'era nulla ma davvero nulla di neanche sufficientemente recensibile.
Ti capita a volte, poi, di rivedere uno spezzone di quello stesso film, magari facendo zapping la sera davanti alla tv e di sapere con assoluta certezza che se anche fosse l'unico canale disponibile, mai te lo risorbiresti exnovo, neanche legata alla poltrona.
Ecco, stessa sensazione, identica, quella di venerdì. Ecco, stessa senzione, identica quella di stasera.
Io di queste seconde visioni, grazie tante, ne faccio volentieri a meno.
on air: Tricarico - Vita tranquilla
RedirectingAncora troppo mia per essere tua, ancora troppo sua per essere mia. Troppo connesse tra loro le emozioni, troppo sconnesse però le reazioni. In un tempo assolutamente piccolo lungo una strada lunga e sterrata, tra distanze reali e vicinanze virtuali, conseguono pensieri, tra storie di ieri e di domani, tra storie che sono tue e storie che sono solo mie e storie che sanno di noi seppur del noi non ci si possa in realtà neanche dare. Conseguono parole, dette, non dette, scritte e sottointese. Conseguono speranza e illusioni. Consegue, sta notte, la mia immensa prudenza sulla tua apparente convinzione. on air: Tanita Tikaram - I might be crying Start coolerGià. Visto che il termostato continuava a rompersi, stanca, decisi di portarlo a riparare, ma mi dissero che era tutto perfettamente funzionante. Continuava a bloccarsi però, e decisi allora di cambiarlo e risolvere il problema a monte, ma nessuno sembrava avere pezzi di ricambio, mi dissero che sono di un modello troppo vecchio, di quelli prodotti in serie limitata, ormai non più in commercio. Mi consigliarono di provare a capire cosa lo facesse smettere di raffreddare, un abbassamento di tensione forse, magari non era il termostato ad essere guasto, magari il problema derivava da altro, la presa di corrente, la corrente stessa. Cominciai così ad indagare sulle possibili cause. Iniziai le indagini, scocciata, ma fui presto sorpresa nello scoprire che il problema era sempre stato sotto ai miei occhi. Bastava aprirli gli occhi, bastava accorgersi che il problema era che lo avevo riempito troppo, davvero troppo. Bastava solo accorgersene, prenderne coscienza e svuotarlo e non ostinarsi a riempirlo come invece continuavo a fare. Lo riempivo giornalmente, componevo degli incastri assurdi, da far inorridire i migliori giocatori di tetris, per farci stare dentro tutto, per farci stare dentro tutti quei sentimenti e risentimenti vari che non volevo ancora consumare. Così li congelavo dicendomi che un giorno li avrei tirati fuori e cucinati ben benino, magari un giorno. Un giorno ma non adesso. Il freezer da tempo aveva già raggiunto la capacità massima di contenimento e quindi il termostato cominciava a non reggere più la temperatura, andava in blocco e mi obbligava di tanto in tanto a tirar fuori qualcosa. Dopo un po’ riprendeva a funzionare ma io quello che avevo tirato fuori non lo consumavo mai, lo sistemavo provvisoriamente in delle borse frigo, raramente capitava che ne assaggiassi un pezzettino, ma il resto, appena il freezer riprendeva il suo funzionamento a regime lo rialbergavo di nuovo all’interno. Così ben presto ricapitava che tutto riandasse di nuovo in blocco. Dovetti decidermi a smetterla, Dovetti decidermi a staccare la presa dall’alimentazione. Dovetti decidermi a svuotarlo interamente. Così decisi. Così mi riempii le mani di quel groviglio congelato, mi sedetti a tavola e l’osservai sciogliesi tra le mie mani. Lo sentivo gocciolarmi addosso ma nessun brivido attraversava la mia pelle e trovavo fosse strano. Lo sentivo attraversare i miei respiri ma nessun colore risaltava alla mia vista e trovavo fosse oltremodo indegno. Mi sentivo tradita dalle mie stesse carni. Così ci affondai persino le mani, sperando che almeno quello di senso avrebbe dato una qualche risposta ma sentivo tutto dissolversi tra le mie dita e mi accorsi che quei sentimenti, allungo serbati, avevano perso di consistenza, di essi non ne era rimasto che l’involucro a far volume. L’osservavo tra le mie mani ormai caldo e ossevandolo mi sembrava somigliasse ad una noce dal guscio durissimo ma con all’interno solo il residuo del seme marcio. Non mi restò che accettare che era davvero tutto finito, non mi resto che buttare via tutto, anche un po’ a malincuore forse. Non mi restò che ripulire tutto respirando fiduciosa, non mi restò che riattaccare la presa all’alimentazione e ricollegarmi alla vita. on air: Mina - l'amore viene e se ne va
Freezing outA volte, all'improvviso torna. Il termostato a tradimento si rompe e quel torrido caldo torna a far grondare i miei occhi d'amore. Di quel amore, amore amaro di cui ancora nonostante il tempo non sò scordarne il sapore.
on air: Gerardina Trovato - Una storia già finita
Gli occhi fanno quel che possono, niente meno, niente più. ma alle volte non sarebbe anche meglio tapparseli?Ho dovuto attendere che passassaro ancora dei giorni. Le parole dentro scalciavano per uscire già la sera stessa, ma, scriverne, sentivo fosse ancora prematuro e rischioso. Forse non è ancora del tutto maturo il tempo, e non del tutto metabolizzati gli umori, ma credo intercorra un confine sottile, tanto, forse troppo sottile, tra il momento utile e quello ormai inutile di trattare una data questione. Soprattutto se di questione con se stessi si tratta.
Ancora, neanche a dirlo, di un venerdì si parla. Correva l’autostrada, correva l’alba, correvano le immagini e con esse le domande.
Cosa c’era nascosto in quegli sguardi, quegli sguardi che fuggivano gli uni dagli altri? Cosa c’era i quei sorrisi e in quelle risa scambiati con chi ci circondava? Cosa c’era tra quelle note, in quella notte sorde, che un tempo ci legavano e ci suonavano dentro? Io ancora una volta spettatrice di scene già viste. Noi ancora una volta spettatori inermi. Noi neanche sta volta registi, sceneggiatori o attori teatranti di questa farsa. Io ancora una volta preda del nostro vissuto, noi ancora una volta preda di noi stessi, del nostro essere stati una sola cosa più nel male che nel bene.
Sapete, un’autrice che amo molto, in un suo libro scrisse che il funzionamento della memoria somiglia un po' a quello del congelatore e io ritengo che mai metafora sia stata tanto calzante. Avete in mente quando tirare fuori un cibo lasciato a lungo là dentro? All'inizio è rigido come una mattonella, non ha odore, non ha sapore, è coperto da una patina bianca; appena lo mettete sul fuoco, però, piano piano riprende la sua forma, il suo colore, riempie la cucina del suo aroma. Così i ricordi tristi sonnecchiano per tanto tempo in una delle innumerevoli caverne del ricordo, stanno lì anche per anni, per decenni, per tutta una vita. Poi, un bel giorno, tornano in superficie, il dolore che li aveva accompagnati è di nuovo presente, intenso e pungente come lo era quel giorno di tanti anni fa. Da quel giorno sono passati due anni ma il tempo invece che esser trascorso quella notte sembrava essere tornato indietro. Gli istanti sembravano susseguirsi gli uni agli altri identicamente uguali. E dire che pensavo di esserne uscita assolutamente vincitrice, se pur con qualche osso rotto, ma trionfante da ogni battaglia, anche da quelle combattute contro la mia stessa ombra. E ne ero talmente convinta da non essermi accorta che la guerra la stavamo ancora combattendo. Una guerra fredda, che ci trincerava dentro i nostri stessi silenzi e continuava a logorarci e a condizionarci nonostante non ne fossimo o non ne volessimo essere del tutto consapevoli.
C’era forse voglia di leggersi dentro, di chiedersi asilo l’una nell’anima altrui ancora una volta, di domandarsi tregua in quegli sguardi che fuggivano gli uni dagli altri? C’era forse voglia di dimostrarsi indolenti, indifferenti, voglia di non darsi importanza e di tenersi a distanza, in quei sorrisi e in quelle risa scambiati con chi ci circondava? C’era forse la voglia di raggiungersi e non solo con gli sguardi, e di stringersi ancora una volta in quelle note adesso sorde che un tempo ci legavano e ci suonavano dentro?
In me c’era sicuramente voglia di tornare ancora una volta a quella notte di due anni fa, seppur con la certezza nel cuore che tanto non sarebbe ad oggi comunque cambiato nulla. In me c’era sicuramente quella dannata voglia di illudersi, come quando davanti ad uno film di cui conosco già il finale scalpito e mi arrabbio perché riguardandolo finisce sempre allo stesso modo e invece io vorrei che per una volta i protagonisti facessero una qualunque cosa di diverso così che cambiando lo svolgimento magari possa esserci un finale più lieto. C'era in me ancora, malgrado tutto, quella insana voglia di poter credere che rivivendosi di nuovo, ex novo, non sarebbe mai inesorabilmente arrivato questo maledetto giorno. Questo maledettissimo giorno di glaciazione.
On air: Sliding doors
Apatic moodE' una serata così, di quelle in cui le parole non escono, di quelli in cui i silenzi non parlano.
Una serata in cui ogni cosa sembra non aver senso e in cui, anche le cose che un minimo di senso ce l'avevano, sembra non ce lo abbiano neanche più.
Una serata in cui vorresti un abbraccio, un respiro sulla pelle, un odore nell'aria, i nostri film sul divano.
Una serata in cui il tempo sembra essersi dilatato, e le sensazioni opprimenti essersi riconcentrate...
Una serata così, anzi, ormai è una nottata così... dove senti tutto il peso che ti porti addosso e neanche una scatola, rimasta vuota, dentro cui chiuderci il tutto ancora una volta. on air: Rino Gaetano - Ti ti Ti Blanck Avevo intenzione di mettere su "carta" i mille pensieri che mi passano
per la testa ma non appena penso a cosa scrivere, sembrano perdere di
magia e consistenza… questa notte è una di quelle dedicate a
fantasticare… Ma torno, eccome se torno. I piccoli piaceri della vitaAspettare che sia l’ora giusta, quella in cui la sera è oramai ammantata di un blu scuro scuro, accendere le luci giuste, quelle che sai danno un’atmosfera calda alla casa.
Accendere la tv da tenere come sottofondo, cercando un programma che possa essere interessante da ascoltare di tanto in tanto. Scrutare nel frigorifero alla ricerca di qualche idea per la cena. Coccolare di sfuggita la gattona che si struscia addosso due secondi prima che cominci a correre per tutta casa inseguendo i suoi micioni immaginari. Decidere cosa cucinare e ordinare con calma tutti gli ingredienti vicino al lavello. Essere stuzzicati dall’odore di ciascuno man mano che li tiri fuori da contenitori, buste, carte. Versarsi un bicchiere di vino da degustare con calma durante i preparativi. Dare un’occhiata furtiva fuori dalla finestra ed immaginarsi per quale serata la gente là fuori si sta preparando. Avere la sensazione di essere tornata bambina impastando a piene mani. Canticchiare un motivetto mentre tutto si cucina a fuoco lento e sfrigola nella padella. Prepararsi il piatto annusando compiaciuta il risultato che ti si presenta davanti. Mangiare davanti alla tv con la compagnia della pelosa che di tanto in tanto si fa avanti per assaggiare un boccone. Stendersi su divano dopo aver finito di mangiare, sazia, con la mente vagante, immaginando, rilassata, sentendosi a casa propria. on air: Billie Holiday - P.s. I love you Il resto è silenzioDue amici in silenzio a volte dicono di più che con mille parole.
Sergio Bambarén Il silenzio è semplice. Spesso si ha l’illusione di condividere un silenzio. E poi c’è il vero silenzio. In questi ultimi tempi, di silenzio in questo spaces ce ne è stato, direi. Chi mi segue non c'era abituato, salvo qualche breve intervallo, sono sempre stata qui, insana e scrivente. Bene, spiegherò, ma non adesso, non sta notte e comunque non tutto.
La domanda è: si può condividere anche un pò di silenzio in un blog?
Shhhhhh La valigia sul letto, quella di un lungo viaggionessun punto di partenza...
nessun punto di arrivo...
prima o poi bisognerà aprirle...
svuotarle...
mettere ordine...
oppure portarle in soffitta...
e comprarne finalmente di nuove! GiornateCi sono quelle giornate, come oggi, in cui vaghi per la città come se non fosse la tua città. Ci sono quelle giornate in cui le parole con un’amica non riescono a fare uscire quello che hai dentro, non riescono a toccarti veramente, non riescono a fermarti dal vagare con la testa dai tuoi pensieri che si muovono confusamente come foglie al vento. Ci sono quelle giornate che senza dir nulla regalano un tramonto grande, silenzioso, fugace, che ti rapisce e ti sorprende, con cui condividi un momento di silenzio che tutti sembrano avere sempre necessità di riempire. Ci sono quelle giornate in cui hai il bisogno di gesti lenti, di occhi che ti guardando dentro e che ti vedono realmente per quello che sei e non per quello che vogliono vedere. Ci sono quelle giornate in cui ti senti sola. on air: Tori Amos - Indian Summer Il senso rinnegato“Lasciami il lusso di dimenticare!” – mi hai detto.
Mi chiedo se il lusso sia dimenticare o invece non dimenticare.
Dimenticare sicuramente è un lusso che non tutti possono permettersi.
Dimenticare è dare tregua al cuore, è cancellare una parte per non dover perderne l’insieme, relegare le emozioni in uno spazio invisibile per non dover ogni giorno fare a botte con il dolore.
Dimenticare è però rinnegare un po’ noi stessi. Dimenticare è forse dare un senso nuovo ad una vita, o forse è semplicemente togliere l’unico senso che la vita ha avuto.
“Lasciami il lusso di non dimenticare!” – ti ho risposto. Forse... ma non ne sono sicura“L’amore è anche imparare a rinunciare all’altro, a saper dire addio senza lasciare che i tuoi sentimenti ostacolino ciò che probabilmente sarà la cosa migliore per coloro che amiamo.”
Sergio Bambarén da “Il delfino”
on air: The man I love you’ve got a friend“Hey, ain’t it good to know that you’ve got a friend?”
James Taylor – “You’ve got a friend” E rieccomi qua.
Non sono sparita, non sono fuggita nè ho mollato il blog. Doppo alcune email di appelli accorati nel sapere come sto eccomi qua. Non sto benissimo ma si continua ad andare avanti. Sul perchè ed il come sto non spenderò troppe parole. Al momento qua dentro si stanno muovendo pensieri troppo personali per poter essere messi nero su bianco in un blog e molti di essi devono essere digeriti, affrontati e messi in ordine. Tra questa selva di emozioni contrastanti e pesanti che ho dentro c’è però una cosa che sto riscoprendo e che aiuta ad affrontare tutto il resto: gli Amici.
Sembra banale, per troppo tempo forse ho agito come se fossero cosa banale ma di colpo sto riscoprendo quanto invece siano una risorsa di aria fresca, di forza. Certi amici ti sanno dare la stessa sensazione che si ha quando, dopo mesi di inverno gelido e ruvido, apri la finestra una mattina e del tutto inaspettato trovi un sole caldo ed un aria leggera ad abbracciarti. Non so bene cosa mi abbia portato in questi ultimi anni a lasciare che certe amicizie venissero messe nell’ombra della dimenticanza, dei mille impegni, dei “ci sentiamo prima o poi e stammi bene”, delle chiamate promesse e poi dimenticate … so però che è stato un errore. So ora quanto sia bello sentirsi dire “quando hai bisogno ci sono per te”, avere qualcuno che sa anche metterti davanti alla realtà delle cose con la giusta dose di oggettività ed affetto, vedere che certi rapporti nonostante tutto siano rimasti quelli di sempre, riscoprire di essere in grado di ridere della vita come due adolescenti e condividere nuovi pensieri, vecchie speranze, recenti disillusioni con la consapevolezza dei venticinque che fanno capolino dal calendario. Riscopro ora quanto un solo abbraccio silenzioso può dire molto più di tanti discorsi. E fa bene al cuore. “You my friend
i will defend and if we change well i love you anyway” on air : Alice in chains - No excuses Capitano (un monologo)Capitano!
Capitano?
Non vorrei distoglierla dai suoi calcoli sulle mappe ma ho bisogno di parlarle seriamente
…
Capitano, da quando siamo partiti circa un anno fa nessuno ha mai detto niente sulle sue decisioni. Siamo stati tutti pronti ad ogni suo comando, abbiamo rischiato il ribaltamento più volte ma nessuno ha dubitato della sua rotta o della sua condotta, delle sue scelte insomma.
Siamo salpati con lei perché sapevamo che era il migliore ma ora i marinai… iniziano ad avere qualche dubbio… a volte in modo lecito se mi permette, e a volte causato dell'esasperazione.
Capitano mi creda siamo tutti con lei ma qui nessuno vede la terra ferma da mesi e l'umore non è più quello di quando siamo partiti, lei lo capisce vero? Servirebbe che scendesse giù tra gli uomini, gli desse una parola di conforto, per fargli capire che non sono stati abbandonati, che le sue scelte sono studiate e non quelle di un uomo alla deriva. L'oceano è così grande signore…
…
Da quanto tempo non mangia con noi, eh? Esca dalla sua stanza, si unisca a noi, ne sarebbero tutti contenti. E' sempre stato una persona di compagnia, vitale, allegra, non avrà difficoltà a riconquistarli a sé. Ci pensi capitano, ci pensi.
La mia opinione, sa, è poco conto. E' più importante che lei mostri la rotta, faccia luce su questo viaggio perché vede qualcuno dice, malamente, che lei non sa da che parte andare. Che sta tirando righe sulla mappa senza la minima idea del punto di arrivo. Non è così vero capitano? Lei lo sa dove stiamo andando e cosa ci aspetta vero… ?
…
Gli uomini ormai passano le giornate pescando senza voglia e la sera bevono rhum fino a notte fonda non curandosi della nave perché sanno che lei non dirà nulla anche venendo meno al codice del mare. All'inizio pensavamo che la sua era un'immensa fiducia verso l'equipaggio; ora credono tutti che il suo è disinteresse e possa provocare, inaspettatamente, una catastrofe… perciò continuano a bere rhum per non pensarci. Spero lei ne sia cosciente capitano, è giusto che lo sappia. Se non arriveremo presto ad un'isola o ad un porto affonderemo in qualche mare sconosciuto, lo capisce?
…
Capitano…
Capitano?
Ma lei… sta dormendo…
(a chi naviga a vista, a chi naviga col cuore...) Danza lentaFaresti meglio a rallentare. Non danzare così veloce. Il tempo è breve. La musica non durerà.
Quando corri cosi veloce per giungere da qualche parte ti perdi la metà del piacere di andarci. La vita non è una corsa. Prendila piano. Ascolta la musica, prima che la canzone sia finita. Annusando l'ariaE’ da un po’ che non scrivo ma in questi ultimi giorni sono travolta.
Travolta dall’umanità che ho intorno e dai mille input che mi arrivano addosso, che mi fanno riflettere, che mi sorprendono con la loro semplicità e complessità, che scatenano dentro di me tantissimi pensieri. Ed è bello! Dopo un periodiaccio che è riuscito a rifilarmi colpi bassi a ripetizione, minando non poco il mio equilibrio precario, ora mi ritrovo ad annusare nell’aria colori diversi, tanti. Mi ritrovo a soprendermi di come può essere splendida e strana la gente, di quanto può darti senza neanche accorgesene, di quanto può essere deliziosamente eccentrica nelle proprie piccole manie, di quanto può essere delicata, prorompente, enigmatica, strana eppure splendida. E mi viene da chiedermi: se ai miei occhi sembrano così … chissà come risulto io ai loro occhi? Non riesco ad essere triste neanche volendolo oggi e neanche propriamente felice, o almeno non com’è inteso normalmente. Sono in attesa, studio quello che è intorno a me e ne rimango ognitanto rapita. Un po’ come quando un gatto si rintana in un angolo del giardino aspettando il suo momento, è attento a quello che ha intorno, non perde alcun rumore e gode di tutto quello che c’è, eppure a momenti si incanta su qualcosa, socchiude gli occhi, annusa l’aria on air: Old Blind Dogs - What Pain I Have Endured Since Last Year L'arte del compromesso“Un compromesso è perfetto quando tutti sono scontenti.”
Aristide Briand E’ difficile provare a mettere ordine fra i propri pensieri quando questi sono dominati da frustrazione, delusione, voglia di ribellarsi e senso di impotenza. “Il compromesso non è altro che il sacrificio di una cosa buona o giusta fatto nella speranza di conservarne un’altra; tuttavia troppo spesso si finisce per perderle entrambe.” Che c'è...C’è che oggi sono un po’ arrabbiata. Con me stessa. Un po’ con tutti.
C’è che avrei tante cose da dire, da sputare fuori e che però non riesco a tirar fuori.
C’è che mi accorgo di battere i piedi a terra come una bambina di cinque anni che fa i capricci ma non riesco a fare altro.
C’è che ho l’umore che mi sale e scende così velocemente da sembrare un ottovolante.
C’è che stasera è forse il caso che mi consumi i piedi a forza di ballare che è meglio… (invece di conficcarli muniti di tacco a spillo sulla pancia di chi sò io)
C'è che adesso continuerò imperterrita a strafogarmi con la cioccolata nonostante abbia già il mal di pancia... |
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