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    Ragionevolissimevolmente

    "La cosa importante è la memoria degli errori, che ci consente di non commettere sempre gli stessi."
    José Ortega y Gasset
     
    Ragionavamo oggi sulle lezioni di vita. Ragionavamo circa quelle brutte storie dalle quali alla fine trai consolazione dicendoti: col cavolo che ci ricado... vale per la prossima! E ragionavamo anche su come puntualmente pare ci riaccadano karmicamente situazioni inverosimilmente simili davanti alle quali non puoi che cadere nella trappola del confronto barricandoti dietro scudi ripetendoti che errare è umano e perseverare è diabolico e che sta volta, no, non ci ricadi, assolutamente no.
     
    Ma ragionandoci meglio ci capitò di pensare anche a tutte quelle volte in cui siamo state noi a subirci le conseguenze degli errori di chi la terra l'aveva bruciata prima del nostro passaggio e ragionandoci ci ricordammo anche di quanto trovammo fosse ingiusto.
    E dicendocela tutta considerammo anche che nella vita nessuno di noi è sempre e solo stata vittima. Una volta almeno e spesso il più delle volte, carnefici lo siamo stati tutti. E ricordai di quante volte mi ritrovai io col coltello dalla parte del manico. Di quante volte, pur non volendolo, la malaparte toccò a me interpretarla.
     
    Mi chiesi quindi: Ma non è che in tutta questa storia stia pesando 100 grammi come fossero 100 kili? Non è che forse stia asciugandomi da qualche goccia di pioggia come se ad inondarmi fosse stato un acquazzone? Non è che gliela stia facendo pagare per un errore che, si, senza dubbio ha commesso, ma con l'aggravante delle pene di chi, precedentemente, le proprie di colpe non le avesse scontate fino infondo?
     
    Ragionavamo, e leggendo quel monologo, cui il mio immenso orgoglio dettò di non rispondere, mi accorsi di quanto in realtà volessi farlo e di quanto in realtà non ne fossi minimamente capace pur sapendo esattamente cosa il mio cuore avrebbe dettato.
    Ci ragionavamo, e ascoltando in macchina la stessa canzone che mi accompagna adesso scrivendo, mi sembrò di sentire la sua voce, il suo cuore parlarmi.
     
    Ma ragionandoci meglio ancora adesso, post serata Martini, mi rendo conto che alla fine dei conti altro non stiamo facendo che fuggendoci vicendevolmente e che in realtà, la codardia che riconosco nelle sue scelte e la prudenza che riconosco in quelle mie di scelte, altre non sono che la stessa fottuta paura da entrambe le parti di commettere ancora una volta l'errore di legarsi, annullarsi, perdersi e non ritrovarsi se non ancora una volta falliti e con le ossa rotte.
     
    "Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio."
     Samuel Beckett
     
    on air: G. Panceri - di Te
     

    Un colpo di vento

    Ogni tanto ho la sensazione che qualcuno o qualcosa metta mano ad un interruttore nascosto da qualche parte dentro di me e in quel momento mi cambia l’intera giornata.
     
    Ma capita ognitanto che non ce la fai a far venire tutto fuori o che non puoi farlo … e te ne vai a dormire annusando nell’aria gli ultimi scampoli di quel vento fresco e leggero, con la sensazione sotto la pelle di un bacio a fior di labbra non dato ed una notte troppo corta fra le mani…

     

    On air: Guns n’roses - Since I don’t have you

    Giulia, Luisa e la crisi.

               
    Mi chiamo Luisa e vivo a Messina.
    Ultimamente tutti parlano di crisi e anche io a dire il vero a volte ne parlo e se non lo faccio è solo perchè mi manca materialmente il tempo per perdermi in chiacchiere.
    Io non sono ottimista, affatto, ma forse è perchè io alle cose semplici preferirei quantomeno avere quelle essenziali di cose:
    Non ho la bici, figuriamoci la super macchina.
    In compenso ho una lancia Y non revisionata e pergiunta con l’assicurazione scaduta il 30 aprile.
    Non vado in vacanza perchè il mio contratto lavorativo non prevede le ferie ma anche se le prevedesse infondo non potrei neanche più andarci dalla nonna in vacanza.
    Non mangio la pizza e non mangio il sushi ma mangio spesso il panino col salame non altro che perchè mangiare il caviale guidando da un posto di lavoro, precario, all’altro, ancora più precario, mi risulterebbe un tantino più complicato.
    Non preferisco restare a casa se sono invitata ad una cena di gala e non vedo perchè dovrei rinunciarci: solitamente si mangia tanto, discretamente bene e anche soprattutto gratis.
    Non posso gustarmi il ragù della mamma. Io e la mamma non viviamo insieme ma ognuno a casa propria ed in città diverse.
    E comunque anche la mamma, come me, invece del ragù, mangia solo un panino se riesce a ritagliarsi un momento durante il lavoro.
    Non gioco a carte ma magari potrei anche fare un solitario o tentare di convincere la mia gattona ad imparare giocarci.
    “Alice che ne pensi? Pokerino?”
    Non stappo la felicità, io in genere apro il rubinetto del lavello della cucina e mi verso dell’acqua fresca.
     
    E già, la felicità a tavola non va mai in crisi!
    Ma ne siamo proprio sicuri?
     
    on air: ma il cielo è sempre più blu - Rino Gaetano



    Chi d'orgoglio ferisce, d'orgoglio non perisce.

    Sono sempre stata una persona molto diretta e schietta.
    Spesso capita che questa mia qualità sia ritenuta un pregio, seppur ritenga non lo sia tale sempre e assolutamente.
    Molto spesso capita che non mi renda conto di quanto le mie parole, seppur in buona fede, possano ferire.
    E quando mi capita di vedere una persona alla quale voglio bene con gli occhioni lucidi a causa di ciò che la mia sfacciata schiettezza ha fatto si che le dicessi, magari può capitare che un pò di quell'orgoglio finisca per perderlo; magari invece, può capitare che quell'orgoglio finisca per essere altresì accresciuto dalla consapevolezza di aver scelto di circondarmi di quella persona che, nonostante tutto, alla fine, seppur ferita, sa apprezzare la mia sincerità e sa farne tesoro.
    Ed io in questi giorni mi sono sentita immensamente orgogliosa.

    on air:  Bella d'Estate - Neri per Caso (Feat. Mango)




    Caro diario o caro pubblico?

    Neanche stasera ho sonno… così mi sono messa di nuovo a vagare smarrita per i vicoli del web e a pensare a ruota libera.

    Questa idea del blog, nato come una sorta di diario personale online, a disposizione di tutti, mi ha fatto pensare un pò negli ultimi tempi e in effetti, negli ultimi tempi, sempre più spesso è capitato che di punto in bianco io sia sparita di scena e dacchè abituati alla quotidiana rappresentazione delle mie elucubrazioni mentali, chi mi segue, si è dovuto accontentare di pezzi sparsi, sempre meno collegati tra loro e di accadimenti non narrati e solo appena appena accennati negli umori e negli stati d'animo che vagamente, e solo i più attenti, hanno saputo intuire. E se le mie assenze da questo appuntamento, un tempo, quotidiano, si sono fatte notare, la motivazione è presto detta e di seguito esplicata.

    Pensiamo all’idea classica di diario: ecco, subito nelle menti ci appare un quaderno, un blocco (magari luchettato), tenuto gelosamente nascosto
    ad occhi e mani altrui, sul quale riversare i propri pensieri a ruota libera, senza censure, a mò di liberazione, come se quel foglio rappresentasse in un certo qual modo uno spendido wc sul quale vomitare il pasto del giorno, consumato e haimè, non digerito.
    Nessuno può giudicare, nessuno può storcere il naso, nessuno può notare un errore grammaticale o obiettare un
    particolare e personalissimo modo di vedere le cose, nessuno che possa porsi a confronto con noi, se non noi stessi.

    Il blog invece rivoluziona tutto e rende la segretezza, l'intimità, la propria vulnerabilità di dominio pubblico, un pò come fosse un altro piccolo grande fratello in larga scala.
    Se quindi ora i nostri pensieri divengono magicamente a portata di un click, alla portata di chiunque, grazie
    per esempio ad un motore di ricerca, e divengono disponibili anche alle persone con cui non vorremo condividerli e se quindi ora la segretezza della vecchia carta e penna è andata a farsi benedire, la domanda che mi pongo è: quanto siamo sinceri nei nostri blog?
    Abbiamo veramente il coraggio di scrivere tutto e dico tutto ciò che ci passa per la mente, tutto ciò che viviamo quotidianamente, che sognamo o temiamo sapendo che può essere letto, giudicato, appoggiato o denigrato dal primo che passa e soprattutto dal quel primo che non vorremo passasse mai?
    Sapere che qualcuno passerà su queste pagine e (si suppone) perderà del tempo a leggere le tue parole, non snatura almeno un pò il nostro modo di porsi?

    Quando scriviamo sui nostri piccoli, curati diari online stiamo parlando con noi stessi, stiamo tirando le conclusioni di una giornata, ripensando a fatti ed eventi, facendo solo un pò di sana auto-coscienza oppure ad ogni post prepariamo il nostro piccolo teatro per accogliere coloro che si siederanno, guarderanno, forse commenteranno e andranno via?
    Immagino che molti risponderebbero che lo fanno per un’esigenza personale, che non interessa loro niente di cosa possano pensare gli altri, se ci sono, se non ci sono… il blog è uno sfogo personale e bla bla bla...

    Ma se poi passano pochi visitatori, ci sono pochi commenti o addirittura neanche uno, non ci rimaniamo un pò male? Dunque, scriviamo davvero solo per noi stessi?
    Lo sò, esistono anche i blog privati … ma diciamocela tutta, non si perde un pò il gusto del gioco?

    on air: ancora per oggi, la volontà espressa di non narrarsi.





    E' una piccola verità assoluta

    La gente non crede mai a ciò che è reale, a ciò che è comprovato, crede SOLO ed UNICAMENTE a CIò CHE VUOLE CREDERE:

    A ciò che SCEGLIE di credere!

    A ciò che GLI FA PIù COMODO CREDERE. Per convenienza, per opportunità. Per paura. Perchè è certamente più utile ai propri bisogni esistenziali falsare la realtà (come qualcuno saggiamente cantò). 
    Io questo l’ho imparato sulla mia pelle alcuni anni fa, proprio ieri questa realtà mi è stata RISBATTUTA in faccia.

    E adesso io sono veramente stanca di spiegare, di giustificare, di dimostrare, di fumettare anche. Ed io adesso sto male. MOLTO male.

    Forse posso ancora sorprendermi

    Riporto (non letteralmente perché la memoria circa la scelta delle singole parole usate non mi assiste) il dialogo telefonico più edificante al quale le mie orecchie hanno amabilmente avuto il piacere di partecipare negli ultimi 2 mesi:
     
    lui: sono al duomo, sono con M.
    lei: capito
    lui: ci sta raggiungendo C. (una donna), volevo dirtelo perchè non volevo che poi, sapendolo, pensassi che io faccia le cose di nascosto. Sei gelosa, ci sono problemi?
    lei: no, sono sicura che saprai come comportarti
    lui: ok
    lei: scusa, per curiosità, anche se per assurdo la cosa mi avesse dato fastidio, che avresti fatto? te ne saresti andato a casa?
    lui: assolutamente si.

    Pleased to meet you

    “… ma contro i sentimenti siamo disarmati, poiché esistono e basta e sfuggono a qualunque censura. Possiamo rimproverarci un gesto, una frase, ma non un sentimento: su di esso non abbiamo alcun potere.”
    Milan Kundera - L’identità
     
    Non ho mai letto questo libro, come d’altra parte tanti altri di Kundera che mi sono ripromessa di leggere, non so quindi il contesto di questa frase eppure è da qualche settimana che ci rifletto sopra.
    Come al solito Kundera spara le sue verità e fa centro.

    Io ho spesso creduto di avere pieno controllo sui miei sentimenti. Spesso è stato forse il mio solo immenso orgoglio a salvarmi. In effetti però non sò fino a che punto abbia davvero potere su di essi.
     
    Quando conosco una persona nuova, che potenzialmente mi sembra interessante, ho sempre paura che mi deluda, che faccia/dica/sia un qualcosa che non mi piace, che mi allontani da lui/lei, perchè so che scatterebbe un meccanismo che la inserirebbe irrimediabilmente in una specie di black list emotiva da cui mi sarebbe quasi sempre impossibile rimuoverla.
    E’ già capitato e continua a capitarmi.
    Alcune volte è cosa repentina e veloce. Soprattutto se capita nei primissimi tempi in cui ci si conosce. Ed è abbastanza indolore.
    Alcune volte invece capita dopo un po’ di tempo, solitamente dopo che ho scoperto alcuni lati di quella persona che mi affascinano, che mi hanno dato qualcosa, che mi fanno pensare “diamine! è stata una fortuna conoscerti!”.
    Ed è in questo momento che la scoperta di quel neo di quella persona che proprio non mi va giù è dolorosa. Perchè putroppo intacca tutto il resto e mi allontana irreparabilmente.
    Pensandoci bene, ognitanto, mi sorge il dubbio che quel neo io lo veda fin dall’inizio ma che faccia finta di non notarlo, nella speranza che vengano fuori delle qualità così abbaglianti da renderlo quasi invisibile.
    Anche se spesso mi dico il contrario, mi aspetto sempre del buono dalle persone, se fatico a trovarlo con una prima occhiata lo cerco, sotto sotto, perchè mi è difficile arrendermi all’idea che in una persona non ci sia niente per cui vada la pena conoscerla.
    Ahimè anche in questo sono stata smentita, parecchie volte, magari non così tante come do a credere ma comunque troppe rispetto a quelle che pensavo.
    Così capita che da un momento all’altro scatti qualcosa dentro di me che non mi fa più vedere quella persona davanti a me come prima. E non posso farci assolutamente niente.
    Con il tempo ho capito che questa sorta di interruttore che scatta dentro ci ha visto bene quasi tutte le volte.
    Quello che razionalmente magari mi rifiuto di accettare me lo si sbatte in faccia senza possibilità di temporeggiare o replicare.
    E’ così e basta … il brutto arriva quando poi questa cosa la si deve far capire all’altra persona…
     
    E capita poi che questo interruttore, invece di spegnersi, si accenda a tradimento. E i casini non sono minori.
    Solitamente accade quando meno lo vorresti, quando meno te lo aspetti. Nel periodo in cui ti ripeti che hai solo bisogno di pensare a te stessa, senza complicazioni di sorta ti ritrovi fra le mani qualcosa che si smuove dentro, come un animale che vuole uscire dalla gabbia che non sai come tenere a bada.
    E la cosa si complica subito, perchè sotto sotto, quella bestiaccia che si dimena lì dentro, ti piace, un po’ te la coccoli ma hai paura a tirarla fuori perchè non sai che potrebbe combinare.
    Solitamente, non resistendo, tendo a farla uscire ma con uno di quei guinzagli allungabili, nella speranza di poter all’occorrenza frenarla ma il più delle volte questa strana bestiolina tira tira fino ad andare per le sue senza padrone.
    Solo poche volte sono riuscita a tenerla sotto chiave.
     
    on air: Hate Gibson - Dance me to the end of love

    Quanto è pericoloso un cuore aperto?

    Si può dire quello che si vuole! Il momento più felice di chi è felice è quando si addormenta, come il momento più infelice di chi è infelice è quando si risveglia. Sarà forse per questo che la sera non ho mai voglia di andare a dormire?
    Ci sono dolori che non richiedono la sirena come quando cadi in una botola per strada, o magari ricadi in un amore. 
    Ero partita sperando di fuggire da B. e da A. e soprattutto da me stessa ma non importa quanto lontana vai o quanto cerchi di fuggire, puoi dimenticare di mettere in valigia persino gli slip ma i tormenti, quelli si mettono in valigia da soli. Te li ritrovi ovunque tu vada, compagni di viaggio fedeli. Fedeli, molto più fedeli delle gioie, effimeri intermezzi d'illusorio giubilo, preludi d'altri strazi. 
    Quando si vive in una città come la mia le probabilità di incontrare per caso la persona che ti ha spezzato il cuore sono incredibilmente alte e le probabilità che dall’incontro casuale ne segua uno molto meno casuale sono ancora più alte.
    Era stato facile, in un attimo avevo un appuntamento a pranzo con B. e in meno di 3 ore avevo fatto resuscitare una relazione alla quale avevo deciso di staccare la spina.
    Volevo dirgli che avevo paura che non potesse mai amarmi come volevo essere amata, paura che fosse capace di amare solo la sua persona, paura che se l’avessi dato un'altra possibilità m'avrebbe ancora spezzato il cuore. E invece mi ritrovai a baciare le sue labbra.
    Come avevo potuto credere che le cose potessero cambiare? Non avevo mai sentito una leggenda metropolitana sull’amore in cui i bambini egocentrici si trasformino magicamente in adulti degni d'essere portati in pubblico. 
    A qualcuno bisognerebbe insegnare ad essere felice. Un maestro zen diceva che l’unico modo per essere felici è vivere il presente senza preoccuparsi del futuro: ovviamente è morto povero e single! Si è felici quando percorriamo insieme la stessa strada, verso lo stesso futuro. Ma perché quando le cose sono troppo facili siamo portate a sospettare, devono diventare complicate per poter credere che siano reali? Ma cosa succede se non ci sono ostacoli? Significa che ci manca qualcosa? Ci serve il dramma per far funzionare una relazione?
    A me bisognerebbe insegnare l'improrogabilità e la necessità dell’eutanasia degli amori laconici. La capacità di valutare quando chiudere le porte e gettare via le chiavi. Si, perchè io, di chiuderle le porte, le chiudo e anche a chiave, ma mi riservo sempre di nascondere le chiavi, talvolta sotto lo zerbino, tal'altre nel sottovaso della pianta o sotto il ciottolo più prossimo.
    Spesso bisognerebbe liberarsi dei fantasmi dei nostri amori sbagliati anche quando continuano a perseguitarci, anche quando tornano, anche quando restano tra noi questioni in sospeso e sentimenti non risolti.
    Il mondo ci dice che dobbiamo andare avanti, che dobbiamo essere realistici. Ma che cosa succede quando vivere nella realtà significa vivere nel dolore e andare avanti ci fa sentire come se andassimo incontro ad una tempesta, ad un tifone?
    E se io volessi starmene per un pò chiusa nel mio mondo, seduta sul pavimento, in silenzio e da sola e non volessi uscire, non volessi distrarmi, non volessi essere realistica, non volessi ancora andare avanti e non volessi neanche essere ottimista? E se in realtà non fosse nemmeno consigliabile essere ottimisti? Forse, il pessimismo è qualcosa che dobbiamo cominciare ad applicare giornalmente come la crema idratante, altrimenti come fai a riprenderti quando la realtà demolisce le tue convinzioni e l'amore non vince su tutto come promesso e come speravi. La speranza è una droga di cui dobbiamo fare a meno o è quello che ci tiene in vita? E se un meccanismo di difesa può aiutarci a superare i momenti difficili che male ci può essere? Forse la realtà è che abbiamo bisogno della negazione. La negazione: amica o nemica? 

    Cosa resta da fare ancora una volta?

    Accettare un altro addio e sperare che sia la cosa più giusta per entrambi.
    Sperare di non dover pentirsene troppo tardi.
    Sapere di aver fatto comunque tutto col cuore e di essere stata sincera al massimo.
    Sapere di aver ancora tanto da darsi e da dirsi, tanto da conoscere di entrambi e tuttavia non sapere se si riuscirà mai a farlo.
    Sapere che basterebbe solo una parola per essere in grado di smuovere mari e monti.
    Prendersela un po’ con B, un po’ con te stessa, un po’ con la vita.
    Chiedersi se sa che così ti sta veramente perdendo.
    Chiedersi se sa che cosa si stia veramente perdendo.
    Rodersi perchè in fondo questa partita ti sembra di non averla mai potuto giocare veramente.
    Sentire un peso al cuore tale da farti sentire più pesante di 10 volte.
    Sentire te stessa dire “va bene” ma non esserne convinta affatto.
    Sentirsi un po’ stupida perchè in fondo in fondo un po’ ci avevi creduto veramente …

    L'Italia è piccola e la gente mormora. Ci sono davvero volte in cui le donne dovrebbero chiudere quella fottutissima bocca?

    Da un’aria del "Il Barbiere di Siviglia" di Rossini:
     
    "La calunnia è un venticello, Un'auretta assai gentile Che insensibile sottile, Leggermente dolcemente, Incomincia a sussurrar.
    Piano piano terra terra, Sotto voce sibillando, Va scorrendo, va ronzando, Nelle orecchie della gente S'introduce destramente E le teste ed i cervelli Fa stordire e fa gonfiar.
    Dalla bocca fuori uscendo Lo schiamazzo va crescendo: Prende forza a poco a poco, Scorre già di loco in loco, Sembra il tuono, la tempesta Che nel sen della foresta, Va fischiando, brontolando E ti fa d'orror gelar.
    Alla fin trabocca, e scoppia, Si propaga si raddoppia E produce un'esplosione Come un colpo di cannone, Un tremuoto, un temporale, Un tumulto generale Che fa l'aria rimbombar.
    E il meschino calunniato, Avvilito, calpestato, Sotto il pubblico flagello Per gran sorte va a crepar”.
     
    Penso a quanta energia la gente sprechi nel parlare male degli altri. Penso anche che questa gente debba avere un'esistenza alquanto vuota per concentrarsi tanto sulle faccende altrui. Poveretta! 
    Comunicare è la prima cosa che impariamo davvero nella vita. La cosa buffa è che più noi cresciamo, impariamo le parole e cominciamo a parlare e più difficile diventa sapere cosa dire o peggio come ottenere quello che davvero vogliamo: attirare l'attenzione.
    Alcune persone sono però incredibilmente dotate di manie di protagonismo e allora si prodigano in salti mortali verbali, mezzi carpiati fatti di gesti, giravolte, capriole esilaranti d’immagini e suoni stesi come ventagli, dietro cui celano un sorriso compiaciuto nel costatare il diletto del pubblico in ascolto. Con cattiveria gratuita, sarcasmo fuori contesto e considerazioni ancor più ridicole sperano che questo basti ad ottenere l'ammirazione altrui. 
     
    Io mi domando perchè si creda alle cose negative che la gente pensa di noi, indipendentemente da quante prove si abbiano del contrario. Perchè quando si tratta della vita e dell'amore noi tutti crediamo sempre alle recensioni peggiori?

    A me la mediocrità di certe persone continua a farmi sorridere, ogni giorno. Ogni critica non fa altro che accrescere la mia autostima: infondo le api pungono solo i fiori migliori. Menomale che ci siete, grazie a voi, la mia e la popolarità di molti altri accresce ogni giorno di più.

    Poco male, infondo gli epiteti più oltraggiosi che il nostro nemico più fiero ci getta in faccia sono uno zucchero a paragone di quelli che i nostri amici più intimi potrebbero dirci dietro le spalle. E poi sono davvero sicura che se quelli che dicono male di me sapessero quel che penso di loro, direbbero peggio.

     

    Per la serie "accade sempre di venerdì". C'era da aspettarselo?

    Quando hai appena rotto con qualcuno, certe strade, certi luoghi, perfino certe ore del giorno, sono da evitare, la città diventa un campo di battaglia deserto, pieno zeppo di mine emotive. Devi stare molto attento a dove metti i piedi se non vuoi finire a pezzi. E a dove metti le mani e la lingua se non vuoi fare a pezzi un'amicizia. "Alle volte il contatto fisico ci manca talmente, che ci schiantiamo contro gli altri solo per sentirne la presenza". Ma dovevamo per forza dimenticare un ex lentamente e dolorosamente? O avremmo dovuto ignorare tutti i sentimenti negativi e tuffarci di nuovo nel gioco? In un mondo dove rompere sembra la cosa più frequente, quali sono le regole del lasciarsi?
    Lungo la strada chiamata vita, tra i bivi, le deviazioni, le scelte e gli sbagli, capita che ci si fermi a chiedersi dove si stia andando. Capita che ci si guardi indietro e ci si domandi quale panorama avremmo ammirato se avessimo percorso strade diverse. Così, capita anche che, di tanto in tanto, una ragazza si senta persa. A quel punto credo debba liberarsi dei potevo, volevo, dovevo e andare avanti.
    Io, quella notte di venerdì scorso, raccolsi tutti i miei potevo, volevo, dovevo, li adagiai in una scatola, la chiusi, andai alla macchina, guidai fin’a casa sua, la svuotai e me ne liberai.
    Sarebbe stato un cambiamento impercettibile per chiunque, tranne che per me. Io stringendo la sua mano e guardando nei suoi occhi sapevo che il cuore di B. si era richiuso. Forse si sarebbe riaperto a breve, forse no, ma mi conoscevo abbastanza bene per sapere che non era sufficiente.
    Per la prima volta in quella settimana non avevo voglia di piangere. La vita è così corta.
    Andai via senza neanche voltarmi, senza neanche salutare, sorridendo per giunta e mi chiesi: se si ama qualcuno e ci si lascia dove va a finire tutto quell'amore?
    Per me il karma aveva sempre avuto la stessa importanza degli oracoli dei biscotti della fortuna. Ma ora mi domandavo se trattare male una persona in una relazione precedente facesse sì che si venisse trattati male in quella successiva. Vale davvero il detto: chi la fa l'aspetti? E se è davvero così, dovevo aspettarmelo un boomerang sui denti? Esiste veramente un karma nelle relazioni a due?
    Ed ecco che ciclicamente gli eventi si ripetevano uguali. Io, spettatrice di un film già visto.
    Eravamo tutti vittime di riflessi incondizionati? Condannati a ripetere inconsciamente gli stessi schemi di rapporti?
    Mi resi conto che forse non avevo uno schema di rapporto, ma sicuramente avevo uno schema tra un rapporto e l'altro e che non conta chi ti ha spezzato il cuore o quanto tempo ci vuole per guarire, ma sicuramente non ce la farai mai senza i tuoi amici.

    Le cose che ho imparato nella vita. Finalmente un post senza tante domande e pieno di risposte

    Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo, bisognerà che tu la perdoni.

    Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.

    Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.

    Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di Noi, ma siamo Noi responsabili di Noi stessi. 

    Che, o sarai tu a controllare i Tuoi atti, o essi controlleranno Te.

    Ho imparato che gli eroi sono persone che han fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.

    Che la pazienza richiede molta pratica.

    Che ci sono persone che ci amano, ma che sempilcemente non sanno come dimostrarlo.

    Che a volte, la persona che Tu pensi Ti sferrerà il colpo mortale, quando cadrai è invece una di quelle poche che Ti aiuteranno a rialzarti.

    Che solo perchè qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.

    Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze, sarebbe una tragedia se lo credesse.

    Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei Tu a dover perdonare te stesso.

    Che non importa in quanti pezzi il Tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma aspettando che tu lo ripari.

    Forse è necessario incontrare un pò di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, cosi quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.

    Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte guardiamo cosi a lungo quella chiusa che non vediamo quella che è stata aperta per Noi.

    La miglior specie di amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via, senti come se è stata la miglior conversazione mai avuta.

    E' vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.

    Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.

    Non cercare le apparenze, possono ingannare. Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi. Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia. Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.

    Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno Ti manca cosi tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai Tuoi sogni per abbracciarlo davvero!

    Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perchè hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.

    Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice. 

    Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto probabilmente anche loro si sentono cosi.

    Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.

    La felicità è ingannevole per quelli che piangono, quelli che fanno male, quelli che han provato, solo così possono apprezzare l'importanza delle persone che han toccato le loro vie.

    L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.

    Dare a qualcuno tutto il Tuo amore non è un'assicurazione che sarai amato a tua volta!

    Non ti aspettare amore indietro: aspetta solo che cresca nei loro cuori, ma se ciò non succede, accontentati che cresca nel Tuo. 

    Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciar andare i Tuoi fallimenti passati e i Tuoi dolori. 

    Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, Tu sii l'unico che sorride e ognuno intorno a te piange.

    Sorridi a tutti coloro che significano qualcosa per te, a quelli che han toccato la tua vita in un modo o nell'altro, a quelli che ti fanno sorridere quando veramente ne hai bisogno, a quelli che Ti fanno vedere il lato bello delle cose quando sei proprio giù, a quelli cui vuoi far sapere che apprezzi la loro amicizia.

    Se non lo fai, non ti preoccupare, non ti accadrà niente di male, perderai solo l'opportunità di rallegrare la giornata di qualcuno.

    Voglio la palla di vetro io

    Penso che ci siano storie che offrono sensazioni nuove ed esotiche, che ce ne siano di vecchie e familiari, altre che sollevano un sacco di domande, che ti portano in posti inaspettati, che ti portano lontano dal punto di partenza o altre che ti riportano indietro. Ma la relazione più importante, difficile ed emozionante penso sia quella che si ha con sé stessi. Se trovi qualcuno che ami e che ti ama come tu ami te stessa è fantastico!

    Io decisi che non avrei permesso mai più a nessuno, conoscenti, amici, parenti, amanti, amori o a chi che sia di impedirmi di essere quella che ero e di amarmi per quella che ero.

    E' strano.. solo quando la nostra incolumità fisica è in pericolo prendiamo delle precauzioni. E le nostre emozioni? Sarebbe bello se ci fosse una sirena per metterci in guardia sui comportamenti che potrebbero rappresentare un rischio per noi e per le nostre relazioni. Non era mai più successo che mi sentissi un'idiota. Avevo talmente messo in gioco i miei sentimenti che non mi ero resa conto di giocare da sola .

    Poi capii che ce l'ho la fede. Fede in me stessa. Fede che un giorno incontrerò la persona per la quale sono io quella giusta.

    Avrei forse dovuto credere che tutto quello che aveva detto fin'ora e che io non credevo sincero potesse essere soggetto ad interpretazione? e in quel caso, quello che io percepivo come sua mancanza di sentimento per me, poteva essere solo proiezione dell'insicurezza che mi aveva provocato? Concedere il beneficio del dubbio negandomi l’inesorabile evidenza dei più logici ragionamenti ancora una volta?

    Quanti punti di vista, quante strade, quante deviazioni, quante scelte e quanti sbagli.

    Non era destino? In questi casi alcune persone dicono che tutto succede per una ragione e queste persone di solito stanno affrontando la fine di un rapporto. Alcuni possono uscire da una relazione senza neanche dire ciao ma a quanto pare altri dobbiamo o sposarci o imparare qualcosa. Perchè quelle come me abbiamo sempre così tanta fretta di passare da confuse a Confucio? Non sarà che cerchiamo delle lezioni per attenuare il dolore? Ma siamo davvero responsabili del corso che prende la nostra vita, è tutto predestinato, scritto nelle stelle. E anche se ognuna delle nostre storie, ogni bacio, ogni pena d'amore è preordinata da un catalogo cosmico non corriamo comunque il rischio di fare un passo sbagliato, al di fuori della nostra personale via lattea? Si può fare un errore e perdere il proprio destino?  

    Crescendo si smette di considerare le scelte degli altri migliori delle nostre e si da loro il giusto valore. Ma accettarle è un concetto infantile o è valido per tutta la vita? Quando smettiamo di essere liberi?

    Se cambiare è così facile perchè per B è così difficile? Stavo sbattendo la testa contro un muro pensando di riuscire a fare in modo che guardasse solo me? Dovevo cambiare le mie aspettative o potevo ancora sperare? Si può cambiare una persona? Capii che nessuno dei due sarebbe fondamentalmente cambiato ma almeno ne stavamo parlando. Ennesima e surreale discussione. Era già mattino e mentre mi dormiva accanto l'osservavo con distacco, come se già non mi appartenesse più, fredda e rigida come marmo, svuotata come un barattolo di nutella passato tra le mani di mio fratello e cominciai a chiedermi: perchè alcuni di noi, una volta trovato quello che cercano, sono riluttanti a rinunciare alla vita da single? E perchè diventare parte di una coppia non implica spontaneamente il fatto di sistemarsi? Non credo onestamente che per essere in coppia sia necessario mettere in soffitta sè stessi, ma esistono delle regole? Esistono delle abitudini inopportune quando ci si impegna sentimentalmente con qualcuno? E' il solo tradire che costituisce reato perseguibile? E in un mondo privo di gravità dove tutto è relativo, che cosa costituisce un tradimento? Il solo atto fisico forse? Abbiamo forse superato i confini della decenza? Esistono ancora cose che in un rapporto non si dovrebbero dire o nenche lontanamente pensare? Poi cominciai a riflettere sulla sincerità. Forse era un concetto sopravvalutato, quello della sincerità. Forse dire la verità era un estremo atto di egoismo, un modo di auto assolversi facendo del male a qualcuno che non se lo meritava. La sincerità è davvero la migliore linea di condotta in una relazione?